Filastrocca grande della pace piccola

Parlami, amico,
ascolta ciò che dico.
Se non mi parli, il cielo
resta tagliato in due
e le parole amare, mie e tue,
poi diventano un mare
che non sappiamo più attraversare.
Ma se prima che tutto si rovini
ci sediamo vicini
e ne parliamo insieme,
allora le parole sono un seme
che poi diventa un albero,
che poi diventa un bosco,
dove mi riconosci, e io ti riconosco,
ascolti ciò che dico,
ci pensi, e se ti piace
tu ritorni mio amico:
e questa qui è la pace.

Bruno Tognolini

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Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni  Rodari

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Caro diario

grande guerra 513 Novembre 2015

Caro diario,

in questi giorni stiamo celebrando i cento anni dall’entrata dell’Italia nella Grande Guerra. Abbiamo iniziato a leggere alcune lettere scritte dai soldati e abbiamo visto anche un film documentario sulla Grande Guerra. Quanto erano scioccanti le lettere che parlavano delle trincee, delle condizioni in cui erano! Fango, cadaveri, malattie. Poi nuove armi usate, come i gas tossici, che atrofizzavano i polmoni. Per reclutare soldati c’era la propaganda che diceva che al fronte andava tutto bene, che le trincee erano hotel a cinque stelle. Invece tutto falso! Convincevano giovani e non, uomini che avevano famiglie, a partire volontari. Una volta arruolatisi, capivano che invece ad aspettarli c’erano la morte, la pazzia, la crudeltà! Che brutta cosa la guerra! Un inutile spargimento di sangue! Noi siamo entrati in guerra per riprendere Trento e Trieste, ma non potevamo fare un accordo democratico? Forse a quei tempi era una cosa banale.

Caro diario, ti devo lasciare, perché è pronta la cena.

Autore: Scuola Secondaria di 1° grado Prandoni Matteo Vignocchi classe 2A

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Caro diario

cartina guerra11 novembre 2015

Caro diario,

oggi a scuola abbiamo visto un documentario con un’intervista alla figlia di un soldato di nome Montalbano che si era offerto di partire per la guerra volontariamente. Era entusiasta, ma, dopo alcuni mesi, si rese conto che la guerra non dava solo soddisfazioni ma anche la nostalgia di casa, le malattie che non venivano curate tranne le più gravi. Ci testimonia le condizioni igieniche nelle trincee, nelle quali c’erano fango, sporcizia e cadaveri…Si viveva quotidianamente a contatto con la morte e ci si accorgeva che la morte era vicina. Nel documentario c’era anche la lettura del diario di guerra di questo soldato. La Grande Guerra è stata guerra di posizione, cioé combattuta nelle trincee. I soldati le chiamavano “le tombe”, come dargli torto!? Molti soldati morivano soffocati dai gas che potevano perfino bruciare un polmone, come nel caso del povero Montalbano. Questo filmato mi ha fatto riflettere su quanto la guerra sia brutta e inutile. L’Italia entrò in guerra nel 1915 per liberare Trento e Trieste dall’Austria. Per l’Italia ci fu una brutta sconfitta a Caporetto nel 1917. Molti soldati non volevano entrare perché dovevano lasciare i propri cari. C’era qualche soldato che provava ad autoferirsi, ma se fosse stato scoperto sarebbe stato fucilato.

Ora ti lascio perché devo ripassare letteratura.

Autore: Scuola Secondaria di 1° grado Prandoni Mattia Taroni classe 2A

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Caro diario

grande guerra 412 novembre 2015

Caro diario,

in questi giorni in classe abbiamo letto e parlato della Prima Guerra Mondiale, detta anche Grande Guerra. La professoressa Izzo ci ha fatto leggere due lettere in cui i soldati al fronte raccontavano alla famiglia come erano le loro condizioni nelle trincee, dove combattevano una guerra di posizione. Le trincee erano luoghi ostili e spesso i soldati che vi erano soffrivano la fame. Spesso i soldati nelle trincee dormivano con morti. Che cosa orribile! Benedetto XV definì la Grande Guerra “un’inutile strage”. Quanto condivido tale pensiero! Furono pure arruolati i “Soldatini”: ragazzi maschi minorenni che dovevano andare in guerra e spesso diventavano autolesionisti per non andarci. Quelli che invece ci andavano, poveretti, chissà quanti ne morivano; e chissà quante madri ne dovevano sopportare la morte! Abbiamo visionato, insieme alla 2B, un documentario intitolato “La guerra in fronte” che raccontava di un soldato andato in guerra come volontario per poi morire sul lago di Garda, diversi anni dopo la fine della guerra, perché i gas gli avevano bruciato un polmone. A Nesso, il mio paese, c’è una signora il cui padre ha lasciato un diario che aveva scritto nelle trincee. Questo diario si leggerà sabato in biblioteca; io e altri miei amici ci andremo, deve essere una cosa molto bella!

Ora ti devo lasciare, vado a continuare “la guerra” con mio fratello!!

Autrice: Scuola Secondaria di 1° grado Prandoni Anna Ferrari classe 2A

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Caro diario

grande guerra 311 novembre 2015

Caro diario,

in questi giorni, in classe, abbiamo parlato della Grande Guerra del 1915, pensa, sono trascorsi ben 100 anni! Fu una guerra terribile, molto lunga, infatti durò dal 1914 al 1918, con la vittoria dell’Italia. La guerra si svolgeva nelle trincee che erano dei luoghi fangosi, umidi, freddi, con luci abbaglianti, rumori assordanti, scarsa igiene, molta confusione, dove c’erano persone affamate. Nelle trincee i soldati dovevano convivere con i morti e con i feriti. Molte persone morivano soprattutto per le bombe, i gas (che bruciavano i polmoni) o per i bombardamenti aerei; mentre altre diventavano pazze (si alienavano). Molti soldati, durante la guerra, avevano nostalgia di casa ed è per questo che portavano con sé foto dei loro famigliari, oppure gli scrivevano delle lettere. Alcuni intervennero nella guerra anche se erano minorenni e per questo vennero chiamati “soldatini”. I soldati chiamavano le trincee tombe. In classe abbiamo visto un documentario e abbiamo letto delle lettere di soldati che erano stati in guerra e che avevano sofferto molto. Molti soldati non volevano andare in guerra, quindi si ferivano da soli, però se li avessero scoperti li avrebbero fucilati. Il documentario parlava di un soldato di nome Montalbano, scrittore e inventore di film dell’epoca in bianco e nero. Lui all’inizio aveva fede nella guerra, però poi cambiò idea, quando si arruolò nell’esercito per sua iniziativa. Gli fu dato il compito di trasmettere informazioni riguardanti la guerra. Dava informazioni sulle armi usate: i cannoni, i gas, le mitragliatrici, i fucili… Poi fu congedato e nel 1928 morì sul lago di Garda, a causa dei gas che gli avevano bruciato i polmoni. Nelle sue lettere aveva scritto che la disciplina era la fiamma principale della guerra. Poi fu pubblicato questo documentario, grazie a sua figlia. Secondo me la guerra rovina le persone: alimenta l’odio e semina morte.

Caro diario, ti devo lasciare. Ciao.

Autrice: Scuola Secondaria di 1° grado Prandoni Lidia Colombo classe 2A

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Caro diario

grande guerra 212 novembre 2015

Caro diario,

oggi la prof. Izzo ci ha spiegato un po’ di cose sulla Grande Guerra, visto che quest’anno è il centenario dell’entrata in guerra dell’Italia. Il 28 luglio 1914 scoppiò la Grande Guerra perché uno studente serbo uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, futuro imperatore. Secondo me è una causa stupidissima perché per vendicare una vita non si possono sacrificare altre vittime innocenti. La prof ci ha pure spiegato che nel 1917 vennero chiamati alle armi anche i ragazzi minorenni. Quando la prof. ha pronunciato questa frase non riuscivo a capacitarmi di quanto l’uomo possa essere stupido e ingenuo. Certe persone si ferivano volontariamente a una gamba o a un braccio per non andare in guerra. Noi alunni dovremmo pensare a questi soldati quando fingiamo di stare male per non essere interrogati o perché non abbiamo eseguito i compiti! Poi abbiamo letto in classe delle lettere dal fronte per capire come si svolgeva la vita nelle trincee. La propaganda, invece, faceva sembrare le trincee come degli alberghi a cinque stelle. Nella guerra si utilizzarono anche armi nuove, come le mitragliatrici e delle speciali bombe a gas che atrofizzavano i polmoni. Papa Benedetto XV definì la Grande Guerra “un’inutile strage”. Io sono d’accordo con lui perché si poteva semplicemente andare a patti senza quell’inutile spargimento di sangue.

Caro diario, ora devo andare a prepararmi perché domai sarà il mio compleanno, ciao.

Autore: Scuola Secondaria di 1° grado Prandoni Andrea De Palma classe 2A

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